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G8 Sviluppo: Bioversity International esorta ad investire in agricoltura per ottenere i risultati migliori.

12 June, 2009

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Per immediata pubblicazione

12/06/09 ROMA- Il G8 dei Ministri dello Sviluppo e della Cooperazione ha indetto una sessione di lavoro specificamente rivolta ai rappresentanti dei Paesi Africani e delle organizzazioni internazionali. Le agenzie, e tra esse Bioversity International, hanno discusso il problema della povertà e dello sviluppo in tempi di crisi economica globale.

Tra le soluzioni concrete offerte da Bioversity International l'aumento degli investimenti in agricoltura.

“Di fronte alla crisi globale è importante riuscire a convogliare gli aiuti laddove hanno più impatto e più possibilità di successo. Investire nella ricerca in agricoltura offre un ritorno maggiore in termini di crescita economica e riduzione della povertà di altri tipi di aiuto allo sviluppo”, dice Emile Frison, direttore generale di Bioversity International. “Abbiamo bisogno di trovare e finanziare diversi strumenti per garantire la sicurezza alimentare alle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo”, aggiunge.

Queste affermazioni fanno seguito all’intervento in cui Stefano Manservisi, Direttore Generale della Cooperazione allo Sviluppo della Comunità Europea, ha fortemente sostenuto la necessità di rimettere l’agricoltura al centro dell’agenda per lo sviluppo. Lo scorso maggio la Commissione Europea, insieme alla Banca Mondiale e alla Banca di Sviluppo Africana, hanno promesso ulteriori aiuti per lo sviluppo.

Nel corso della riunione, le indicazioni di Bioversity sono state riprese da altri partecipanti. Jacques Diouf, Direttore Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), ha esortato i donatori ad aumentare gli investimenti in agricoltura. Kanayo Nwanze, Presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), l’agenzia delle Nazioni Unite che lotta contro la povertà rurale, ha sottolineato l’importanza di convogliare gli aiuti in Africa a beneficio dei piccoli contadini e di sostenere il Gruppo Consultivo sulla Ricerca Agricola Internazionale (CGIAR). Questo organismo, che a sua volta sostiene Bioversity International, ha come missione il coordinamento ed il supporto di 15 centri di ricerca per l’agricoltura nei paesi in via di sviluppo.

La dichiarazione finale dei Ministri, che sarà discussa al G8 di Luglio all’Aquila, riconosce dunque la centralità dell’agricoltura nei processi di sviluppo ed afferma la necessità di “politiche coerenti e basate sulla ricerca scientifica che promuovano una crescita in agricoltura equa e rispettosa dell’ambiente, e che questa venga sostenuta da maggiore cooperazione a livello locale, regionale ed internazionale”.

“Questa è veramente una buona notizia”, commenta Frison, “quelli di noi che lavorano quotidianamente sul campo sanno cosa è necessario per raggiungere dei risultati e il supporto che riceviamo dai governi e dalle organizzazioni nostre partner per noi è vitale”.

Bioversity International ha ricordato ai Ministri come oramai siano moltissimi gli studi che provano il valore degli investimenti in agricoltura. “La crescita della produttività agricola contribuisce direttamente e indirettamente fino all’83% del PIL su un campione di 62 economie in via di sviluppo prese in esame”, fa notare il dott. Frison. Raddoppiare nei prossimi cinque anni gli investimenti in questo settore, da 5 a 10 miliardi di dollari, aumenterebbe la produzione agricola e potrebbe salvare dalla povertà estrema 282 milioni di persone in Africa.

La percentuale degli aiuti allo sviluppo rivolti al settore agricolo è precipitata dal 17% nel 1980 al meno del 3% nel 2006.

Frison inoltre ha sottolineato come non esista un singolo approccio per combattere l’insicurezza alimentare.“Ottenere la sicurezza alimentare richiede la messa in opera di diversi tipi di strategie: oltre a volere raccolti più abbondanti ed un aumento della produzione, dobbiamo usare le risorse a nostra disposizione per aiutare gli agricoltori ad adattarsi agli stress dovuti al cambiamento climatico. Per ottenere ciò dobbiamo utilizzare al meglio la biodiversità agraria al servizio di un’agricoltura sostenibile e di un’alimentazione e una salute migliori” dichiara il Dott. Frison.

Per ulteriori informazioni contattare:
Cecilia Preite Martinez (c.pmartinez@cgiar.org) +39 06 6118 400 

Jeremy Cherfas (j.cherfas@cgiar.org) +39 06 6118 234


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Un Omaggio ai Custodi della Diversità nel Mediterraneo

22 May, 2009

ROMA, 22-05-09

Oggi Giornata Mondiale per la Biodiversità. Una cerimonia organizzata in Campidoglio da Bioversity International per celebrare i Custodi della Diversità nel Mediterraneo alla presenza del Sindaco Alemanno

Sono circa 30.000 le specie commestibili in natura. Di questo patrimonio di diversità però solo 30 specie soddisfano il 90% del fabbisogno calorico dell’umanità e 3 da sole – grano, riso e mais –  forniscono ben il 60% delle calorie consumate nel mondo. Non si protegge ciò che non si conosce, e dunque ad oggi si stima che i tre quarti della biodiversità presente nei prodotti agricoli sia andata perduta, e con essa un intero patrimonio di conoscenze e tradizioni per il suo uso e conservazione.

“Si tratta di un’estinzione silenziosa, per la quale nessuna organizzazione pubblica una “lista rossa” di specie in pericolo, ma che mette a repentaglio il futuro stesso dell’agricoltura così come la conosciamo oggi e dunque il benessere di tutti noi”, afferma Emile Frison, Direttore di Bioversity International.

Alla conservazione della diversità biologica contribuiscono le 1400 banche del germoplasma nel mondo, fondate con lo scopo di preservare le risorse genetiche delle piante utilizzate dall’uomo e che attualmente contano un patrimonio di circa sei milioni di campioni.  Inoltre, la tutela di moltissime varietà locali è affidata all’opera costante e paziente di agricoltori “custodi” che preservano un patrimonio inestimabile in termini di variabilità genetica, mantenendo in vita – spesso negli orti delle loro case –  veri e propri tesori di varietà dimenticate. È il caso in Italia di Isabella Dalla Ragione, che nella sua fattoria di Lerchi, in Umbria, ha salvato più di 400 varietà di alberi da frutto dall’estinzione.

A lei, e a tutti coloro che – a diverso titolo e nelle rispettive discipline – hanno contribuito nel corso della loro vita alla conservazione della biodiversità agraria a beneficio delle generazioni future, hanno voluto rendere omaggio Bioversity International ed il Comune di Roma nella Giornata Mondiale per la Biodiversità, con una cerimonia di premiazione che riconosce pubblicamente il valore della biodiversità agraria per il benessere delle popolazioni.

A cominciare da Carlo Petrini, fondatore di SlowFood, le personalità premiate riflettono diversi ambiti d’intervento per la conservazione della biodiversità in agricoltura e vanno da Slimane Bekkay, coltivatore algerino di palma da dattero ad Antonio Onorati, attivista e paladino dei diritti degli agricoltori nel sud del mondo, passando per il Professor Jose Esquinas-Alcazar, per 22 anni Segretario della Commissione Intergovernativa sulle Risorse Genetiche per il Cibo e l'Agricoltura della FAO e per il Dr. Ismail Abdel Galil Hussein fondatore dell’ Egyptian Desert Gene Bank. Gli altri premiati sono Isabella dalla Ragione, agronoma e fondatrice di Archeologia Arborea, e Panagiotis Sainatoudis, agricoltore greco e fondatore della maggiore ONG greca per la tutela delle varietà colturali locali, Peliti.

Durante la cerimonia, al Prof. Scarascia Mugnozza, Presidente dell’Accademia Nazionale delle Scienze, è stato conferito il Premio alla Carriera per il suo straordinario contributo alla salvaguardia del patrimonio genetico agrario mondiale e per l’impegno nel promuovere la presenza in Italia di Bioversity International e di altre Istituzioni Internazionali che hanno per mandato la tutela della biodiversità.

Conservare la biodiversità, con particolare attenzione alle varietà native di determinati luoghi, è di fondamentale importanza per assicurare la stabilità dei raccolti, la salute dei terreni e la sostenibilità dei sistemi agricoli.  La biodiversità in agricoltura, quel complesso di varietà spesso dimenticate dalla coltivazione su vasta scala e dalle lunghe filiere della grande distribuzione, è la chiave di volta per garantire la sicurezza alimentare dell’umanità, soprattutto dinanzi alle nuove sfide che l’agricoltura deve affrontare ai nostri giorni.

“Non si tratta solo di nostalgia per il passato. Le varietà di frutta tradizionali possono essere buonissime. Perché gettarle via? Così come sono state il nostro passato, possono essere il nostro futuro”, dice Isabella Dalla Ragione durante la cerimonia di premiazione.

“La conservazione delle varietà locali è per lo più affidata alle cure di una generazione di contadini anziani che non riescono più a trasmettere le loro conoscenze alle nuove generazioni, con il risultato che il loro prezioso sapere va perduto inesorabilmente. Abbiamo il dovere morale di conservare le risorse genetiche dell’agricoltura per le prossime generazioni, poiché una volta perdute, saranno perdute per sempre”, afferma il Prof. Esquinas-Alcazar.

Le varietà locali sono il frutto di centinaia di anni di miglioramento tramite selezione da parte delle popolazioni; questo non solo ha permesso di ottenere un ottimale adattamento delle colture alle caratteristiche del terreno e del clima dei luoghi di coltivazione, ma ha anche consentito la produzione di ortaggi in assoluta armonia con l’alimentazione tipica degli abitanti.

“Visto il loro ruolo essenziale nella difesa della qualità del cibo che mangiamo, è indispensabile che la società civile agisca perche il ruolo ed i diritti dei piccoli agricoltori vengano riconosciuti efficacemente dai governi ed essi siano attori centrali del processo decisionale in materia di agricoltura e sicurezza alimentare", commenta Antonio Onorati.

Questa cerimonia rappresenta la prima tappa di un percorso che porterà all’istituzione di un appuntamento annuale per la Giornata Mondiale della Biodiversità che coinvolgerà Bioversity International e il Comune di Roma. Questo in virtù del ruolo di epicentro che la città e l’Italia da sempre ricoprono nel promuovere e sostenere le politiche sull’uso e la conservazione della biodiversità agraria.

“L'obiettivo di questo evento è di ispirare le persone comuni a pensare in maniera più consapevole e a compiere azioni concrete per conservare la diversità e per assicurarsi che possa essere usata a beneficio di tutti” commenta Ruth Raymond, direttrice della campagna Diversity For Life e organizzatrice dell’evento.


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G8 Agricoltura: Bioversity International per la ricerca scientifica su alimenti salutari e nutrienti.

21 April, 2009

All’indomani della dichiarazione conclusiva del vertice dei Ministri dell’Agricoltura riunitisi a Cison di Valmarino per affrontare l’emergenza della fame e della produzione alimentare nel mondo, Bioversity International accoglie con favore alcune delle affermazioni contenute nel documento finale.

“Nonostante questo sia il primo documento a livello ministeriale che riconosce apertamente le difficoltà nel raggiungere il primo degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, esso afferma senza ombra di dubbio il ruolo centrale dell’agricoltura per lo sviluppo economico, la sicurezza alimentare e la salute delle popolazioni” commenta il direttore generale di Bioversity International Emile Frison.

“É merito del governo italiano e della sua volontà di dare futuro alle proposte messe sul tavolo durante il summit G8 di Toyako se l’agricoltura e lo sviluppo agricolo continuano ad essere al centro dell’agenda internazionale anche in tempi di crisi economica” prosegue il dott. Frison.

In particolare, il riconoscimento dell’importanza della ricerca scientifica in agricoltura, per le prospettive che essa offre per l’aumento sostenibile della produttività agricola, è un’importante conferma delle potenzialità della ricerca sull’uso della biodiversità e delle varietà locali.

Infatti oltre ad essere essenziale in agricoltura, la biodiversità agraria garantisce ben tre presupposti fondamentali per il benessere delle popolazioni, soprattutto nei paesi in via di sviluppo: resilienza e continuità dei raccolti, un’alimentazione varia e nutriente, e maggiore reddito per gli agricoltori più poveri.
“Considerato l’importantissimo contributo dato dalla biodiversità agraria alla salute delle persone e alla qualità del cibo che mangiano, ci uniamo al Ministro Zaia nell’affermare che è necessario mettere in piedi un sistema in cui la qualità nutrizionale del cibo non sia un lusso per pochi, ma uno standard garantito per tutti” dice il dott. Frison “Ci auguriamo che anche il G8 della Maddalena riconosca le potenzialità della biodiversità e della diversificazione in agricoltura per garantire la sicurezza alimentare e la sostenibilità ambientale dei sistemi agricoli”.

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G8 agricoltura: mantenere e proteggere la biodiversità alla base del futuro del cibo e dell’alimentazione

17 April, 2009

In vista dell’incontro dei Ministri dell’Agricoltura del G8 Sabato a Treviso, riuniti per discutere dell’emergenza alimentare mondiale, Bioversity International invita i Ministri convenuti a tenere conto delle potenzialità offerte dalla biodiversità agraria per la sicurezza alimentare delle popolazioni in via di sviluppo ed anche la salvaguardia dell’ambiente.

“Garantire a tutti l’accesso a cibo adeguato sarà la vera sfida dell’agricoltura nei prossimi venti anni. L’uso della biodiversità ci permette di selezionare varietà alimentari che resistono a siccità e inondazioni. Inoltre mantenere la diversità delle colture ci aiuta a ridurre il rischio di perdere interi raccolti a causa di un singolo fattore esterno” afferma Emile Frison, Direttore Generale di Bioversity International.

Negli ultimi 70 anni la ricerca in agricoltura ha permesso alla produzione di generi alimentari di tenere il passo con la crescita della popolazione. Ma le tecniche agricole utilizzate per ottenere questo risultato dipendono largamente da combustibili fossili e da varietà colturali a larga resa geneticamente omogenee, facili da controllare con un’agricoltura meccanizzata ma poco resistenti alla scarsità di acqua, all’imprevedibilità del clima e del tutto inadatte ad essere coltivate senza l’uso di fertilizzanti e pesticidi.

Il cambiamento climatico avrà effetti drammatici sulla produzione agricola. Gli innalzamenti delle temperature e l’imprevedibilità delle precipitazioni trasformeranno radicalmente il modo in cui si produce cibo in alcune zone del pianeta. Ci sarà sempre maggior bisogno di sistemi agricoli capaci di adattarsi e di assicurare una fonte stabile di cibo e materie prime. La diversità di specie e varietà presenti in agricoltura fornisce proprio questo tipo di assicurazione – la sicurezza alimentare di fronte agli imprevisti – per i piccoli agricoltori, soprattutto per coloro che vivono in aree ecologicamente marginali.

Il patrimonio genetico delle varietà selvatiche delle colture può essere infatti utilizzato nella selezione di nuove varietà in grado di adattarsi a nuovi assetti climatici. Purtroppo, man a mano che la biodiversità si riduce, diminuiscono anche le opportunità di farvi ricorso per mitigare gli effetti dei mutamenti climatici. Ad esempio, sappiamo che circa un quarto delle specie selvatiche di patate, fagioli dall’occhio e arachidi si estingueranno prima del 2055, ma ancora non conosciamo quali saranno gli effetti su molte altre specie.
 “Non c’è dubbio che ci sia un bisogno pressante di produrre più cibo” afferma il dott. Frison “Ma è necessario che questo aumento di produzione tenga conto della necessita di avere sistemi agricoli resistenti, sostenibili, e che garantiscano la salute e la sicurezza alimentare delle popolazioni. Sostenere la ricerca sull’uso e le applicazioni della biodiversità in agricoltura rappresenta un investimento importante per raggiungere questi obiettivi”.


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Mostra REGALI DI NATURA – il valore della Biodiversità

01 April, 2009

Si è aperta ieri a Roma la mostra “REGALI DI NATURA – il valore della Biodiversità” in esposizione al Bioparco fino al 30 giugno 2009 (Sala degli Elefanti). La mostra affronta il tema del valore della biodiversità per la vita dell’uomo e - con il contributo di Bioversity International - presenta una sezione dedicata alla biodiversità agraria. Obiettivo della mostra è di sensibilizzare su quanto la vita sulla terra dipenda dalla biodiversità e su come l’uomo continuamente usufruisca dei servizi e dei benefici che essa offre.

La sezione sulla biodiversità in agricoltura illustra infatti come esistano nel mondo più di 120,000 varietà di riso, 5000 varietà di patate (oltre alle 100 specie selvatiche), 18,000 di legumi, 1,500 di funghi commestibili e 3000 varietà di frutti tropicali. Inoltre, anche se la maggior parte delle persone sono a conoscenza solamente di una varietà di banane, secondo gli esperti ne esistono almeno 1000 tipi diversi. Eppure, pur avendo a disposizione circa ottomila specie commestibili, ne utilizziamo solo 3 (riso, grano e mais) per soddisfare il 75% del nostro fabbisogno calorico.

Il contributo di Bioversity International è stato riconosciuto dal Presidente del Bioparco, Avv. Giovanni Arnone  e dall’ Assessore all’ Ambiente del Comune di Roma Fabio De Lillo. Emile Frison, Direttore Generale di Bioversity International, ha fatto notare come: “La biodiversità agraria è niente meno che la nostra assicurazione per il futuro dell’agricoltura e dunque per il futuro di tutti noi. Nei prossimi anni, l’agricoltura dovrà affrontare sfide sempre più ardue. I cambiamenti climatici, l’aumento della popolazione mondiale, nuove malattie e parassiti minacciano la sopravvivenza di piante e animali essenziali al futuro dell’umanità. Per garantire un futuro all’agricoltura, e assicurare che sia un futuro in cui tutti abbiano accesso a cibo nutriente” continua Frison “è fondamentale salvaguardare ed utilizzare al meglio la biodiversità agraria.”

La mostra è stata realizzata con il contributo del MUR, Ministero Università e Ricerca Scientifica, in collaborazione con l’Assessorato capitolino alle Politiche Ambientali e con il patrocinio di WWF Italia ed ISPRA (Istituto Superiore Protezione e Ricerca Ambientale).


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La ricerca mondiale sui cambiamenti climatici si riunisce a Copenhagen.

05 March, 2009

Sono passati quattro anni dall' entrata in vigore del protocollo di Kyoto e tra circa nove mesi i grandi della terra si riuniranno a Copenhagen per la 15esima Conferenza delle Parti (COP 15) per trovare un nuovo accordo che traghetti l’umanità verso un futuro in cui sia essa in grado di adattarsi ai cambiamenti climatici e di sfruttarne le possibilità.

Ma su quali basi scientifiche i rappresentanti dei 192 Paesi invitati a partecipare si baseranno per decidere cosa è meglio fare e qual è l’urgenza e la priorità degli interventi? I cambiamenti climatici sono oramai una realtà scientifica, ma cosa succederà a tutti i campi dell’attività umana che risentiranno di tali cambiamenti? Cosa ne sarà dell’agricoltura e del cibo? E cosa di mari e fiumi e della gestione delle risorse idriche?

Per rispondere a queste e molte altre domande, e per fornire ai legislatori e ai politici di Copenhagen una base scientifica per le loro negoziazioni, la comunità scientifica internazionale si riunisce dal 10 al 12 Marzo all’Università di Copenhagen per la conferenza “Cambiamenti Climatici: Rischi Globali, Sfide e Decisioni”

La conferenza, organizzata dall’Alleanza Internazionale della Ricerca Universitaria, vuole catturare e mettere a frutto gli enormi sforzi che la ricerca scientifica ha compiuto negli ultimi anni nel campo della comprensione, mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. I partecipanti al convegno tracceranno un quadro generale delle questioni scientifiche più urgenti che dovranno essere tenute in conto dai legislatori e negoziatori durante COP15.

I ricercatori di Bioversity International parteciperanno alla conferenza portando il loro lavoro di ricerca sull’uso della biodiversità come strumento per rispondere alle sfide del cambiamento climatico.

Infatti, contrariamente a quanto si pensa comunemente la soluzione al riscaldamento globale non sta solo nella riduzione delle emissioni di gas serra o la compensazione per le emissioni di gas nocivi. Una delle prospettive più promettenti per far fronte a questo complesso problema sta nella conservazione e nell’uso della biodiversità agraria per aiutare gli agricoltori a “adattarsi” alla mutevolezza del clima.

La diversità delle colture, ed in particolare il patrimonio genetico delle varietà selvatiche dalle quali derivano, può essere di enorme aiuto in questo: i progenitori delle colture moderne, infatti, sono depositari di alcuni tratti genetici che possono essere utilizzati nella selezione di nuove varietà colturali in grado di adattarsi ad un clima più secco o a piogge irregolari.

“La domesticazione delle specie selvatiche parenti di ciò che coltiviamo nei campi è alla base stessa della nostra agricoltura e oggi le specie selvatiche stanno divenendo sempre più importanti perché la scienza ha bisogno di loro come fonte di diversità genetica con cui migliorare le coltivazioni esistenti”, spiega Andy Jarvis, ricercatore di Bioversity International ed autore di uno studio sulle conseguenze del cambiamento climatico sui parenti selvatici delle piante da coltivazione.

“Ci sono molti esempi di come le specie selvatiche siano state utili in passato per aumentare la resistenza ai parassiti o alle malattie nelle specie coltivate. Pensiamo che il loro ruolo in questo secolo sarà sempre più rilevante, soprattutto come risorsa per contrastare i cambiamenti climatici” aggiunge il dott. Jarvis.

Purtroppo, man a mano che la biodiversità si riduce, diminuiscono anche le opportunità di farvi ricorso. I cambiamenti climatici mettono in pericolo la sopravvivenza delle specie selvatiche, comprese quelle con tratti genetici essenziali all’agricoltura e al miglioramento dei raccolti dai quali dipende la maggior parte dell’umanità.

Lo studio di Jarvis indica che tra il 16 e il 22 percento delle specie utili all’agricoltura sono a rischio di estinzione. Ad esempio, fermo restando l’attuale livello di innalzamento delle temperature, si ipotizza che circa un quarto delle specie selvatiche di arachidi si estingueranno prima del 2055.

“Un’opzione per cercare di arginare il problema è raccogliere i semi e conservarli in apposite banche dei semi. Secondo i nostri modelli si tratta di una misura di conservazione molto importante, perché a lungo termine prevediamo che molte specie cruciali per l'alimentazione saranno minacciate nel loro ambiente naturale” spiega il dott. Toby Hodgkin, a capo del programma di partnership globale di Bioversity.

Un altro aspetto interessante emerso dallo studio condotto da Bioversity sta nel fatto che – anche tra le piante - ci saranno vincitori e perdenti a causa del cambiamento climatico. Ad esempio in Africa, a fronte di altissime probabilità di riduzione dei raccolti di granturco, la cassava, che è un alimento alternativo al granturco, vedrà aumentare il territorio potenzialmente adatto alla sua coltivazione. 

Secondo il dott. Jarvis, “una possibilità potrebbe essere quella di passare da una coltura all'altra. Naturalmente questo non è assolutamente facile, dato che esistono intere culture costruite attorno ad un particolare tipo di cibo, ma potrebbe diventare una necessità. ”

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Sono le donne a nutrire il mondo

05 March, 2009

In occasione della Giornata Internazionale della Donna l’8 Marzo, l’Alleanza Internazionale Contro la Fame fa appello a tutti i suoi membri affinché agiscano in favore delle donne nelle zone rurali.

Kwesi Atta-Krah, Vicedirettore Generale di Bioversity International, e nuovo Presidente dell’Alleanza Internazionale Contro la Fame afferma: “E’ vitale che si riconosca il lavoro e lo sforzo delle donne nel fornire alle proprie famiglie una dieta salutare, e si dia alle donne, ed in particolare a quelle che vivono nelle campagne, la possibilità di far sentire la propria voce e di decidere le loro priorità per quanto riguarda le politiche di sviluppo agricolo”.

Le donne giocano un ruolo fondamentale in agricoltura e nell’assicurare la sicurezza alimentare delle loro famiglie nei paesi in via di sviluppo. Nelle zone rurali sono infatti le principali responsabili della coltivazione, preparazione e conservazione del cibo. Inoltre è loro compito occuparsi degli animali, nutrirli, procurare la legna e svolgere tutte le attività necessarie al raccolto nei campi.

Nel sud est asiatico ad esempio, sono le donne a costituire il 90% della forza lavoro per la coltivazione del riso. Esse inoltre hanno un ruolo importante nel garantire una dieta corretta e bilanciata alle proprie famiglie, spesso coltivando legumi e ortaggi, preziosi per la salute e ricchi di micronutrienti.

Molti studi hanno dimostrato che ovunque nel mondo le donne lavorano più ore degli uomini e che questa differenza nel carico di lavoro è particolarmente marcata nel settore agricolo. Oltre ad essere le principali produttrici di cibo le donne devono allo stesso tempo occuparsi della cura dei bambini e degli anziani.

Nonostante ciò, la voce delle donne è raramente ascoltata dai legislatori e dai politici. C’e’ bisogno di azioni e di politiche che garantiscano alle donne accesso paritario alle risorse, quali terra ed acqua, al credito ed all’innovazione tecnologica, e che aprano loro la strada verso la piena partecipazione ai processi decisionali e politici.

I dati disponibili ci dicono che:

  • Il 51% della forza lavoro agricola mondiale è composta da donne.
  • In Africa e Asia, le donne lavorano in media 13 ore in più degli uomini ogni settimana.
  • Nel sud est asiatico le donne sono circa il 90% della forza lavoro impiegata per la coltivazione del riso.
  • Nei paesi meno sviluppati, il 23% delle famiglie nelle zone rurali ha una donna come capofamiglia.

In risposta a questi problemi, le organizzazioni internazionali si sono mobilitate per migliorare la condizione femminile nelle società rurali:

Bioversity International riconosce il ruolo importantissimo delle donne come custodi delle risorse genetiche e nella conservazione ed uso della biodiversità in agricoltura. Bioversity presta attenzione a distinguere il ruolo e le prerogative delle donne in molti dei suoi progetti. Ad esempio, le donne hanno spesso delle conoscenze specifiche sulle varietà colturali: sanno che alcune hanno migliori proprietà nutritive, che altre sono più gustose ed altre ancora più facili da preparare e da cuocere. Sanno quali varietà hanno un ruolo particolare nelle cerimonie di culto e in altre attività sociali. Gli uomini hanno dimostrato di avere altre priorità nella scelta di quali varietà piantare (ad esempio la resa economica).

L’Organizzazione Mondiale per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) lavora con i suoi Stati membri per eliminare gli ostacoli legali che impediscono l’accesso delle donne alle risorse e al credito agricolo. Iniziative come il progetto Dimitra vogliono migliorare le capacita delle popolazioni rurali, ed in particolare delle donne, attraverso la condivisione delle conoscenze per lo sviluppo agricolo e la sicurezza alimentare. L’Organizzazione inoltre promuove l’accesso paritario ai benefici del suo lavoro sull’aumento della diversità delle colture, sulla preservazione della conoscenza tradizionale e sulla riduzione dei rischi nei sistemi di coltivazione. In molti paesi le donne hanno acquistato fiducia in loro stesse e nelle loro potenzialità frequentando scuole e corsi per agricoltori, durante i quali hanno scoperto di poter far fronte con le loro sole forze alle sfide che quotidianamente si trovano ad affrontare per garantire il benessere delle loro famiglie.

Il Fondo Internazionale per lo Sviluppo agricolo (IFAD) supporta progetti di sviluppo rivolti specificamente alle donne, con l’obiettivo di aumentare le loro possibilità di avere accesso ad acqua e alla terra, e di rafforzare le loro capacita decisionali all’interno della comunità.

Il Programma Alimentare Mondiale (PAM) ha tra le sue missioni specifiche quella di aiutare le donne ad avere un accesso paritario al cibo ed ai bisogni essenziali.  Non solo le donne sono le maggiori responsabili della produzione di cibo, ma si assicurano anche che la maggior parte di quello disponibile vada ai propri figli, garantendone la sopravvivenza in tempi di crisi alimentare.

Organizzazioni quali il Network Internazionale per la Sicurezza Alimentare ed Action Aid si impegnano in campagne di sensibilizzazione e progetti sul campo con lo scopo di accrescere le capacita delle donne nelle zone rurali e di facilitare il loro accesso alla terra ed alle risorse.

A livello globale, l’Alleanza Internazionale Contro la Fame (IAAH) – una partnership volontaria di organizzazioni internazionali, non governative e locali che lottano contro la fame e la malnutrizione nel mondo- fa appello a tutti i suoi membri in occasione della Giornata Mondiale della Donna l’8 Marzo affinché agiscano in favore delle donne nelle zone rurali e del miglioramento delle loro condizioni di vita.

Insieme, possiamo fare la differenza!

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Cambiamenti climatici: come reagiranno le coltivazioni? Intervista ad Andy Jarvis

23 February, 2009

 

Sono passati quattro anni dalla firma del protocollo di Kyoto. All'epoca ci si diede appuntamento dopo 5 anni, e infatti a dicembre si terrà a Copenaghen la Conferenza Internazionale delle Nazioni Unite sul Clima (COP15), nella quale si rifarà il punto della salute del nostro pianeta e si porranno i nuovi obiettivi post-Kyoto. Dal punto di vista scientifico oggi sappiamo molte cose in più sull'impatto che i cambiamenti climatici possono avere sulla vita di tutti noi. In particolare si è dato il via a diverse ricerche riguardo agli effetti dei cambiamenti climatici sull'agricoltura, quindi sul cibo di cui abbiamo bisogno.

Moebius, rivista di scienza che va in onda settimanalmente su Radio 24, la radio del Sole 24 Ore, che raggiunge giornalmente circa due milioni di ascoltatori, intervista Andy Jarvis  su come le coltivazioni reagiranno ai cambiamenti climatici.

In particolare Andy ci racconta dei parenti selvatici delle più diffuse coltivazioni, e ci spiega come siano vulnerabili ai mutamenti del clima ma anche come la loro conservazione possa aiutarci ad adattare l’agricoltura del futuro alle nuove zone climatiche.

Andy Jarvis è un giovane ricercatore inglese che lavora per Bioversity International dal 2001. I suoi studi si concentrano sull’uso dei sistemi informativi geografici (GIS) per scoprire come specie e varietà vegetali si distribuiscono sul territorio a seconda delle variabili climatiche. 

L’intervista è andata in onda sabato 21 febbraio. Il testo è disponibile qui.

 

 


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Cacao: la ricerca scientifica al servizio dei piccoli agricoltori

03 November, 2008

Roma, 03-11-2008 English Version

Ecco il problema: mettiamo che abbiate ereditato una soffitta piena di vecchi libri; molti saranno obsoleti e senza valore, ma tra di essi potreste anche trovare delle preziose prime edizioni. Nel caso decidiate di venderli, come fate a capire quanto valgono veramente?

Che ci crediate o no questo é lo stesso tipo di problema che la maggior parte dei coltivatori di cacao in America Latina e nei Caraibi si trova ad affrontare ad ogni raccolto.

Molti di loro infatti coltivano varietà di cacao “ordinarie” tra le quali però si nascondono rare varietà capaci di offrire un gusto straordinario al prodotto finito. Il problema è che né il produttore né il compratore dei semi di cacao sono in grado di riconoscere una varietà più pregiata delle altre. Se il venditore fosse in grado di riconoscere le fave di cacao migliori, potrebbe farle pagare di più, ottenendo da una parte un reddito più alto per i contadini e dall’altra un prodotto migliore per i consumatori.

La soluzione a questo problema è la proposta di Bioversity International di usare la più moderna tecnologia molecolare per identificare e registrare le diverse varietà di cacao. Il progetto è stato selezionato tra i 22 finalisti del World Bank’s Development Marketplace, un concorso organizzato dalla Banca Mondiale per finanziare progetti innovativi in grado di migliorare sensibilmente la vita degli agricoltori nei paesi in via di sviluppo.

Jan Engels, ricercatore di Bioversity International con una lunga esperienza di studi sulle varietà del cacao, è il direttore del progetto finanziato e spiega: “ Sono davvero felice della decisione della Banca. Questo progetto incoraggerà i contadini a conservare le varietà di cacao per la migliore ragione possibile: perché li fa guadagnare di più.”

L’attività centrale del progetto sarà lo sviluppo di metodi affidabili e standardizzati per l’identificazione delle fave di cacao più pregiate. Quello che le distingue dalle altre dipende da una sequenza di DNA, chiamata plastidio, separata dai cromosomi che definiscono le qualità generali del cacao. Questi “pezzi” di DNA indipendente sono unici e distintivi di ogni varietà. Fino ad oggi la sequenziazione dei plastidi era troppo costosa per essere fatta per tutte le varietà del cacao, ma nuovi sviluppi nella tecnologia molecolare ora la rendono sufficientemente economica, veloce ed affidabile.

Hannes Dempewolf, dottorando alla British Columbia University (UBC) di Vancouver, lavorerà alla sequenziazione dei plastidi. “Sarà come prendere le impronte digitali dei diversi tipi di cacao” spiega.  Contrariamente ai cromosomi, i plastidi raramente scambiano materiale genetico durante la riproduzione sessuale e dunque tendono ad essere differenti gli uni dagli altri ed unici ad una determinata varietà. Questa caratteristica sarà usata per identificare con assoluta certezza ciascuna varietà di cacao. L’UBC ed il Dipartimento per l’Agricoltura degli Stati Uniti metteranno a servizio del progetto la loro esperienza nella scansione del DNA.

La fase sperimentale sarà effettuata a Trinidad e Tobago, dove i coltivatori specializzati nella coltivazione di varietà antiche e qualitativamente superiori riescono ad ottenere per il loro racconto il doppio del prezzo mondiale.

Jan Engels commenta che lavorando insieme agli agricoltori per identificare le varietà più pregiate, tutta la filiera del cacao ne beneficerà, dal contadino al consumatore di tavolette di cioccolato.“Il nostro progetto mette insieme due dei filoni più innovativi della ricerca in questo settore: tecnologia molecolare all’avanguardia e selezione del germoplasma con la partecipazione degli agricoltori per completare la catena che va da produttore a consumatore.” dice Engels.

Victoria Henson-Apollonio, a capo del Servizio Centrale di Consulenza sulla Proprietà Intellettuale del CGIAR (Gruppo Consultivo sulla Ricerca Agricola Internazionale) illustra le potenzialità del progetto: “C’e un interesse crescente nel cioccolato di alta qualità.” I consumatori sono molto più informati e vogliono cioccolata che venga da una sola fonte e che sia prodotta sostenibilmente. Questo tipo di domanda fa si che i compratori internazionali si orientino sempre più verso un prodotto di provata qualità e di provenienza omogenea, il che dovrebbe beneficiare i produttori locali. “Ma solo se il loro cacao può essere certificato” spiega Henson-Apollonio “ Questo progetto ci darà l’opportunità di sapere quale delle varietà produce il cacao migliore e utilizzarla nella produzione del cioccolato.”

Il governo peruviano ha approvato recentemente un progetto simile per identificare e promuovere il cacao di alta qualità. L’area dell’Amazzonia Peruviana ospita tra le più alte concentrazioni di biodiversità del cacao al mondo ma –come a Trinidad- la maggior parte del cacao viene venduto dai piccoli agricoltori all’ingrosso come prodotto generico, senza distinguerne le qualità e dunque ad un prezzo basso.

“Bioversity International lavorerà con i suoi partners peruviani non solo per identificare le varietà con maggior valore, ma anche per insegnare ai contadini a fermentare il cacao con più attenzione” spiega Michael Hermann, coordinatore del progetto. Il modo in cui il cacao viene fermentato e infatti determinante per la sua qualità e dunque per il prezzo a cui può essere venduto. “Un altro aspetto cruciale del progetto sarà migliorare e rinforzare la catena commerciale che unisce i produttori ai mercati internazionali” aggiunge Hermann.

Questi due progetti esemplificano l’approccio di Bioversity alla ricerca scientifica sulla biodiversità agraria. “L’obiettivo cruciale è di migliorare la qualità della vita delle popolazioni più povere, con qualunque mezzo, sia esso la più avanzata tecnologia molecolare, la selezione dei semi insieme agli agricoltori o il capacity building” dice Emile Frison, Direttore di Bioversity International. “Inoltre dimostrare che la biodiversità agraria ha anche un diretto valore economico è uno dei modi migliori per incoraggiarne la conservazione”.


Category: News, Comunicati Stampa

Premiati gli sforzi degli agricoltori dell’Equador

02 October, 2008

Comunicato stampa English version / En Espanol

Embargo fino alle h.12:00 CEST del 6 ottobre 2008

Roma

Hanno salvato dall’estinzione le loro colture tradizionali, riscoperto le loro tradizioni alimentari, tramandato alle nuove generazioni i segreti dell’auto sussistenza e di una buona alimentazione. Ed allo stesso tempo hanno aumentato il reddito delle loro famiglie, migliorando le condizioni di salute dell’ intera comunità.

Hanno creato un orto botanico gestito dalla comunità e per tutto questo ricevono oggi uno degli Equator Prizes conferito dal Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) per il miglior esempio di conservazione della biodiversità agricola.

Gli agricoltori di Cotacachi, una provincia a nord di Quito, in Equador, lavorano per promuovere e proteggere le colture indigene della zona andina. In collaborazione con Bioversity International, l’Istituto Nazionale per la Ricerca Agricola dell’Equador e il Dipartimento per l’Agricoltura degli Stati Uniti d’America, l’associazione degli agricoltori di Cotacachi (UNORCAC) sperimenta dal 2002 soluzioni innovative per preservare la biodiversità agricola e per sfruttarne le potenzialità. Il progetto coinvolge attualmente 3.225 famiglie.

“Questo progetto e stato accolto con entusiasmo dalle comunità locali non solo per la sua capacità di ridare valore alle colture tradizionali e per aver migliorato la loro sicurezza alimentare ma anche per aver rafforzato il senso di identità ed appartenenza etnica degli agricoltori” afferma Marleni Ramirez, direttrice dell’ufficio di Bioversity International in America Latina.

Le donne della comunità, tradizionalmente le più coinvolte nelle attività agricole e le responsabili del sostentamento quotidiano delle famiglie, sono state le maggiori beneficiarie del progetto nonché la sua forza trainante.

“Le donne sono adesso in grado di riconoscere e coltivare nei loro orti una grande varietà di cereali, frutta, ortaggi e tuberi nativi della regione andina. Alcuni orti arrivano ad ospitare 137 specie di piante diverse.” spiega Ramirez “In più oltre a far loro riscoprire la cucina tradizionale della regione, il progetto ha diminuito la dipendenza delle giovani donne dai costosi ingredienti in vendita nei supermercati. L’immediata disponibilità di cibi nutrienti nell’orto di casa ha inoltre aumentato la salute delle famiglie”.

Grazie ad un programma di educazione nelle scuole, 500 bambini ogni anno imparano il valore delle proprie colture tradizionali e l’importanza di mantenerle vive.

Proteggere la biodiversità agricola non solo migliora l’alimentazione e la salute, ma favorisce anche la creazione di reddito. Una delle attività del progetto aiuta gruppi di donne ad organizzarsi in cooperative per la fabbricazione di manufatti ricavati da alcune colture indigene. Con la fibra di cabuya estratta dalla pianta di fique –una parente dell’agave- si realizzano espadrillas, mentre dai fagioli Lima si ricavano i pezzi per un gioco tradizionale chiamato Tortas,molto simile alle nostre biglie. Un gruppo di ostetriche ha invece introdotto l’uso di piante medicinali nella cura delle proprie pazienti. I risultati sono stati talmente soddisfacenti che la comunità ha creato un orto botanico in cui conserva e coltiva più di 130 piante medicinali indigene.

Gli orti a conduzione familiare sono recentemente diventati una delle attrazioni su cui gli agricoltori contano per lanciare attività di ecoturismo. 15 lodges sono già disponibili per coloro che vogliano esplorare l’ ecosistema agricolo della regione andina e sperimentare le specie native e la cucina tradizionale.

Da non perdere in queste zone l’appuntamento annuale con la festività dell’Inti Raymi, festa del sole e del raccolto,che prevede più di una settimana di cerimonie religiose, danze rituali e banchetti comuni. E il periodo dell’anno in cui le donne dei villaggi sfruttano al massimo la loro conoscenza delle piante e degli alimenti tradizionali per preparare cibo e bevande e dunque il periodo in cui é maggiormente possibile apprezzare la ritrovata diversità delle colture. Basti pensare che una delle bevande tradizionalmente consumate durante questa festività – il chica de yamor- é ricavata dalla fermentazione di ben otto varietà di mais.

“La festa dell’Inti Raymi é veramente qualcosa di unico” commenta Ramirez “il meritato premio per gli sforzi che queste comunità hanno fatto per preservare e utilizzare al meglio la biodiversità agraria e il concreto esempio di come da tale sforzo siano riusciti a ricavare il loro sostentamento”.

Per ulteriori informazioni contattare Cecilia Preite Martinez o Jeremy Cherfas.


Category: Comunicati Stampa

Diversity for Life: Global campaign launched in Rome

20 May, 2008

Rome, Italy
Embargoed until 00.01 CEST, 22 May 2008
[Italian]

A global campaign to draw attention to the importance of agricultural biodiversity for human survival and well-being will be launched at 18.30 CEST today in Rome. A round table, moderated by the renowned Italian television and radio journalist Emanuela Falcetti, and a performance by the world-famous Orchestra di Piazza Vittorio, will kicked off a two and a half year effort to ensure that agricultural biodiversity is recognized as the very basis of human culture and development.

This launch event is a result of collaboration between Bioversity International and the Institute of Science and Nutrition of Italy's National Research Council, which was responsible for selecting the Italian scientists for the round table.

"Culture depends on agriculture, which gave people the leisure to develop art, philosophy, science and all the other activities we take for granted in a civilized society," said Dr Emile Frison, Director General of Bioversity International in opening the programme. "And agriculture depends on biodiversity."

The campaign, Diversity for Life, is being launched on 22 May, the International Day for Biodiversity, which this year is devoted to biodiversity and agriculture. Simultaneous launch events are taking place in key countries -- among them Kenya, Malaysia and Uzbekistan -- to launch national and regional communications initiatives. The global campaign will culminate in 2010, which has been designated the International Year of Biodiversity.

Agricultural biodiversity is made up of the various ecosystems, plants, animals and microbes that support human life with food, fibres, building materials and such like. Plant and animal diversity – the many different kinds of apples, or cattle breeds, for example– is the product of generations of breeding and selection by farmers and, more recently, scientific breeders and is the foundation of all improvements to crops and livestock.

"This is not just about breeding," said Emile Frison, "although that is certainly important. Agricultural biodiversity also delivers better nutrition and health. It makes harvests more sustainable and minimizes the risk of failure. It offers income-earning opportunities and is especially valuable to the poorest people on the most marginal lands. It confers greater sustainability on farming systems. And in the medium term, it will be absolutely essential to cope with climate change. That's a pretty important list."

Speakers at the round table will address a range of topics concerned with agriculture and biodiversity. Among them, Professor Giovanni Aliotta of the Institute of Science and Nutrition and lecturer at the Second University of Naples in Caserta will discuss the links between biodiversity and what he calls "agri … culture," echoing the idea that culture, diversity and agriculture are inextricably intertwined.

Professor Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, President of the National Academy of Sciences, will cover Italy's contribution to international efforts on agricultural biodiversity.

Philosophical question will be addressed too. Aldo Masullo, professor emeritus at the Federico II Unversity in Naples will discuss the right to diversity, while writer Beppe Bigazzi asks about population and biodiversity: is there enough to nourish everyone?

"There is more to this than science and philosophy. We also want to celebrate the human diversity and culture that springs from agricultural riches," said Ruth Raymond, Head of the Public Awareness Unit at Bioversity International and Co-ordinator of the global campaign. "I'm thrilled that the Orchestra di Piazza Vittorio has agreed to play for us. They are a living embodiment of everything the campaign is about: diversity, culture and celebration."

"Our health also depends on biodiversity," explained Antonio Malorni, director of the CNR's Institute of Science and Nutrition, "because the golden rule for healthy living is to eat little but to eat the greatest diversity possible."

Participants in the round table will also see a short film that explores the relationship between members of the Orchestra and food. What do they miss about home cooking? And what do they think of Italy's cuisine?

"There is a very serious message in all of this," stressed Emile Frison. "In the build up to the International Year of Biodiversity in 2010, we want politicians, policy-makers and ordinary people to begin to give agricultural biodiversity the attention and respect it deserves. It is, quite literally, the basis of future human prosperity and survival, and with all the challenges pressing down on us, we continue to ignore it at our peril."

Note to Editors
Bioversity International is the world's largest organization dedicated to the use and conservation of agricultural biodiversity. It is one of the centres supported by the Consultative Group on International Agricultural Research.
The launch event is supported by the President of the Republic of Italy and by:
The International Fund for Agricultural Development (IFAD)
Consiglio Nationale delle Richerche (CNR)
Istituto Agronomico per l'Oltromare (IAO)
Ecoagriculture Partners
Roma Congressi
With the additional support of Italy's Ministry of Foreign Affairs, Ministry of Agriculture, Food and Forests, Ministry of Health, Ministry of the Environment, Ministry of Education and Ministry of Culture.
Other supporters include Accademia Nazionale delle Scienze, Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (CRA), Istituto Nationale di Ricerca per gli Alimentazi e la Nutrizione (INRAN) and Countdown 2010 (IUCN).

For further information, contact Ruth Raymond.


Category: Comunicati Stampa, Press Releases

Hope flourishes in home gardens

15 October, 2007

Rome, Italy
For immediate release
[Italiano]

The small town of Trevi in Umbria is renowned for its black celery, a variety that a few local farmers have been growing in their home gardens for years. In the village of Colle di Tora in Lazio, Manlio, an elderly farmer, is one of the few local farmers who still grow a little known variety of pea-shaped bean called “Fagiolo a Pisello”. It was originally brought to the village by an Italian woman who returned from South America, with her beans, at the end of the19th Century. These are just some of the stories that were shared at a press conference today on the critical role of home gardens in conserving Europe’s rich heritage of crop diversity.

“When you talk to ordinary people about what they plant in their gardens, you end up talking to them about their lives, their experiences and their sufferings and these are the stories I want to share with you today” said Valeria Negri, associate Professor of Agricultural Genetic Resources at the Universita’ degli Studi di Perugia and one of the speakers at the conference.

The press conference, organized by Bioversity International, brought together Italian and global experts involved in the study and promotion of European home gardens as havens for the conservation of the region’s crop diversity.


Category: Comunicati Stampa

National Academy of Sciences recognizes Bioversity International

18 September, 2007

Rome, Italy
Embargoed to 00.01 CEST 19 September 2007
[Italiano]

Bioversity International is proud to announce that the Italian National Academy of Sciences will award the organization its International Saint Francis Prize for the Environment. Emile Frison, Director General of Bioversity International, noted that he was extremely gratified, particularly because Bioversity had received the award for Scientific Research.

The award will be presented on 19 September at the Sacred Convent of St Francis in Assisi, in the presence of the Italian Minister of the Environment. Frison will share the platform with Carlo Azeglio Ciampi, ex-President of Italy, and Professor Niu Wen-Yuan of the Chinese National Academy of Sciences, who receive awards for their contributions to Impact and Action and Education, Training and Communication respectively.

In his remarks, available in English and Italian, Frison paid tribute to the National Academy of Sciences and to the Italian government, for the early support that enabled Bioversity to develop and expand it work on dietary diversity and its contribution to better health.

For further information, contact Cassandra Moore.


Category: Comunicati Stampa

Climate Change Threatens Wild Relatives of Key Crops

18 May, 2007

At Risk Are Vital Genetic Resources for Resisting Drought, Pests

Leer este communicando de prensa en ESPAÑOL.

[Italiano]

Each year, 22 May is celebrated as the International Day for Biological Diversity. This year, the Day is dedicated to Biodiversity and Climate Change. The Secretariat of the Convention on Biological Diversity has plentiful information and background on the day and this year's topic at its web site.

Bioversity International's contribution this year is the disturbing study described in this press release, which draws attention not only to the vital role that crop diversity will play in responding to climate change, but also to the threat that climate change poses to that diversity.

Rome, ItalyEmbargoed until 00:01 CEST Tuesday 22 May 2007Wild relatives of plants such as the potato and the peanut are at risk of extinction, threatening a valuable source of genes that are necessary to boost the ability of cultivated crops to resist pests and tolerate drought, according to a new study released today by scientists of the Consultative Group on International Agricultural Research (CGIAR). The culprit is climate change, the researchers said. According to the study, in the next 50 years as many as 61 percent of the 51 wild peanut species analyzed and 12 percent of the 108 wild potato species analyzed could become extinct as the result of climate change. Most of those that remained would be confined to much smaller areas, further eroding their capacity to survive. The study also examined wild relatives of cowpea, a nutritious legume farmed widely in Africa. It found that only two of 48 species might disappear. However, the authors predict that most wild cowpeas will decline in numbers because climatic changes will push them out of many areas they currently inhabit.

“Our results would indicate that the survival of many species of crop wild relatives, not just wild potato, peanuts and cowpea, are likely to be seriously threatened even with the most conservative estimates regarding the magnitude of climate change,” said the study’s lead author, Andy Jarvis, who is an agricultural geographer working at two CGIAR-supported centers – the Colombia-based International Center for Tropical Agriculture and Bioversity International, with headquarters in Rome. “There is an urgent need to collect and store the seeds of wild relatives in crop diversity collections before they disappear. At the moment, existing collections are conserving only a fraction of the diversity of wild species that are out there.”

Extinction of crop wild relatives threatens food production because they contain genes for traits such as pest resistance and drought tolerance, which plant breeders use to improve the performance of cultivated varieties. The reliance on wild relatives to improve their cultivated cousins on the farm is expected to intensify as climate change makes it too hot, too cold, too wet or too dry for many existing crop varieties to continue producing at their current levels.

The results of the study were announced on International Biodiversity Day, organized by the Convention on Biological Diversity (CBD).

Jarvis and his colleagues looked specifically at the effects of climate change on the three crops in Africa and South America. The scientists focused on the two continents because this allowed them to consider how known populations of wild plants would fare in a wide variety of growing conditions. They found the impact of climate change is likely to be more pronounced in some species than in others but that, in general, all three groups of species would suffer.

Though not apparent to the average consumer, the wild relatives of crops play an important role in food production. All food crops originated from wild plants. But when they were domesticated, their genetic variation was narrowed significantly as farmers carefully selected plants with traits such as those related to taste and appearance as well as to yield. When trouble arises on the farm—attacks by pests or disease or, more recently, stressful growing conditions caused by climate change—breeders tend to dip back into the gene pool of the robust wild relatives in search of traits that will allow the domesticated variety to overcome the threat. In recent years, genes available in wild relatives have helped breeders develop new types of domesticated potatoes that can fight devastating potato blight and new types of wheat more likely to survive drought conditions. Wild relatives of the peanut have helped breeders provide farmers with varieties that can survive a plant pest known as the root knot nematode, and resist a disease called early leaf spot. In fact, according to the report, more than half of new domesticated peanut varieties developed in the last five years have incorporated traits from wild relatives. Cowpea wild relatives are known to be a reservoir of genes that could confer resistance to major insect pests. In the US alone, the value of the improved yield and quality derived from wild species is estimated to be in the hundreds of millions of dollars a year. Jarvis said the vulnerability of a wild plant to climate change can depend on its ability to adapt by, for example, extending its range as warming in its native regions becomes too hot to handle. One reason wild peanut plants appear to be so vulnerable to climate change is they are largely found in flat lands and would have to migrate a long way to reach cooler climates, a predicament exacerbated by the fact that peanuts bury their seeds underground, a meter or less from the parent plant. That limits the speed at which seeds can move into more favorable climates. By contrast, plants in mountainous locations could theoretically survive by extending their range slightly up a slope, even by only a few meters, to find cooler weather. What scientists must do, Jarvis said, is identify which wild relatives are most likely to suffer from climate change and give them priority for conservation. “The irony here is that plant breeders will be relying on wild relatives more than ever as they work to develop domesticated crops that can adapt to changing climate conditions,” said Annie Lane, the coordinator of a global project on crop wild relatives led by Bioversity International. “Yet because of climate change, we could end up losing a significant amount of these critical genetic resources at precisely the time they are most needed to maintain agricultural production.Research that identifies crop wild relatives threatened by climate change is part of a broader CGIAR effort to anticipate and blunt the effects of global warming on agriculture. In the local, national, and international policy arenas, CGIAR researchers are generating innovative options to foster adaptation to climate change. In addition, new research at CGIAR-supported centers focuses on understanding the impacts of shifting climate patterns on natural resources, such as water, fisheries, and forests, and on planning for improved management of these resources to meet the needs of growing populations as the climate changes. Notes to editorsAbout Bioversity International Bioversity is the world’s largest international research organization dedicated solely to the use and conservation of agricultural biodiversity. It is non-profit and independently operated. For more information, please visit www.bioversityinternational.org.About CGIARThe CGIAR is a strategic agricultural research alliance dedicated to generating and applying the best available knowledge to stimulate agricultural growth, raise farmers’ incomes, and protect the environment. It supports 15 research centers worldwide conducting groundbreaking work to nourish the future. These include Bioversity International, CIAT and IITA. For more information, please visit www.cgiar.org. For further information, contact Jeremy Cherfas, 0039 06 6118 234.


Category: Comunicati Stampa

Bioversity International launched

24 November, 2006

Rome, Italy
Embargoed until 11.00 hours CET, Friday 24 November 2006
[Italiano]

 

Bioversity International, the international agricultural research centre formerly known as IPGRI, launched its new identity at a seminar at Rome’s Accademia Britannica today. The seminar, Biodiversità e Benessere (Biodiversity and Well-being) was designed to highlight just one aspect of Bioversity’s new strategy, the use of dietary diversity to deliver improved nutrition and health.Announcing the new name and logo, Bioversity’s Director General Emile Frison, said that for him the new name was “a milestone on a long journey. It began more than 30 years ago when we started to collect plant diversity that was disappearing. We moved on from collection to use, and then to ensuring that the broader range of agricultural biodiversity was being used specifically to help poor people to improve their well-being and lives. Changing our name reflects that change in emphasis. People are now at the centre of everything we do, a change that is also reflected in our new logo.”Bioversity International is one of the Alliance of Centres of the Consultative Group on International Agricultural Research, hosted in Rome with the support of the Italian Foreign Ministry. The Honourable Massimo d’Alema, Foreign Minister, expressed his regret at not being able to attend the launch and praised Bioversity for its efforts not only to research the many aspects and multiple impacts of agricultural biodiversity, but also for its efforts to raise public awareness.The seminar featured four speakers.Prof. Carlo Cannella, of the Università La Sapienza in Rome, spoke on diet and biodiversity: food networks and a holistic approach.Dr Isabella Dalla Ragione, of the Associazione ‘Archeologia Arborea’ in Città di Castello discussed research and conservation of old fruit trees and their connections with history, culture and the arts.Claudio Bincoletto, chef and expert in wild edible plants talked about the science and cultivation of wild edible plants.Dr Stefano Padulosi, senior scientist at Bioversity International, gave a talk entitled Back to the Future, yesterday’s diet for tomorrow’s well-being.Dr Frison wrapped up the launch seminar by saying that he hoped that this would be the first of a series of such events, highlighting different aspects of Bioversity’s work in the context of the host country, Italy.For further information, contact Jeremy Cherfas, 0039 06 6118 234


Category: Comunicati Stampa

New era of biodiversity access begins

16 October, 2006

Rome, Italy
Embargoed until 16.00 hours CEST, Monday 16 October 2006
[Italiano]

World leaders in agricultural research today signed agreements that guarantee long term access to some of the world’s most important collections of agricultural biodiversity at the same time as requiring commercial users to share benefits with the global community.

In a ceremony timed to take place on World Food Day – with its theme of Investing in Agriculture for Food Security – 11 centres of the Consultative Group on International Agricultural Research (CGIAR) will place all their ex-situ genebank collections under the International Treaty on Plant Genetic Resources for Food and Agriculture, now ratified by 105 countries.

“This really is an investment in food security,” said Emile Frison, Director General of IPGRI, which is responsible for the world’s banana collection. “The genetic diversity created in the past by farmers and researchers is the foundation of improvements to meet the challenges of the future.”

“Unless we can meet those challenges,” Frison added, “there will be no food security.”

The Centres of the CGIAR hold more than 600,000 samples of crop-plant diversity. This includes wild relatives and more than half of the global total of farmer-created varieties, which are such a rich source of sought-after characteristics, for example to meet the challenge of climate change..

Mahmoud Solh, Director General of the International Centre for Agricultural Research in the Dry Areas (ICARDA), also in Rome for the signing, said that the new agreements would “allow breeders and other researchers to tap the collections for solutions to the most pressing problems, such as drought, desertification, and food and nutritional security.”

Centre directors “warmly welcome” the agreements and “commit themselves to supporting and implementing the Treaty”. A statement issued by the Alliance of CGIAR Centres sets out the Centres’ common understanding of certain provisions of the Agreements and indicates some actions that the Centres will be taking to implement them. The statement is available here.

Notes to editors
Background information on the International Treaty is available here.
Emile Frison and Mahmoud Solh will be available after the signing ceremony to answer reporters’ questions.

For further information, contact Jeremy Cherfas,             0039 06 6118 234      

<qtl style="border: 1px solid rgb(204, 204, 204); position: fixed; left: 55px; top: 48px; z-index: 9999;"><qtlbar style="display: block; background-color: rgb(204, 204, 255); cursor: move; width: 100%; height: 25px; direction: ltr; text-align: left;"></qtlbar><qtlql style="border-bottom: 1px solid rgb(204, 204, 204); display: block; background-color: rgb(255, 255, 255); width: 100%; height: 20px; direction: ltr; text-align: left;"></qtlql><qtlmain style="margin: 0pt; padding: 10px; min-width: 100px; min-height: 0px; max-width: 420px; max-height: 300px; display: block; background-color: rgb(255, 255, 204); overflow-x: hidden; overflow-y: auto;"><slot>

 

Wikipedia English - The Free Encycl...

 

Italian language

Italian (, or lingua italiana) is a Romance language spoken by about 63 million people, primarily in Italy. In Switzerland, Italian is one of four official languages. It is also the official language of San Marino and Vatican City. Standard Italian, adopted by the state after the unification of Italy, is based on Tuscan dialect and is somewhat intermediate between Italo-Dalmatian languages of the South and Northern Italian dialects of the North.

See more at Wikipedia.org...

Babylon Italian-English

 

italiano

adj. Italian, of or pertaining to Italy, of Italian origin

 

italiano (m/f)

n. Italian, Italian citizen, Italian man; Italian woman; language of Italy

Babylon Spanish-English

 

italiano

adj. Italian, of or pertaining to Italy, of Italian origin

 

italiano (m)

n. Italian, language of Italy

Babylon Portuguese-English

 

italiano

adj. Italian, language of Italy

 

italiano (m)

n. Italian, language of Italy

A Spanish -> English Dictionary (Gr...

 

italiano

= Italian, wop.
Nota: Término peyorativo.
Ex: The Root Thesaurus designations are independent of specific language (that is, French, German, Italian).
Ex: Consider now what we're going to place in the right-hand column, one for one, analogous: Krauts, wops, Frogs, Kikes, Polacks, Micks, and Gringos.
----
* lira italiana = Italian lira.

</slot></qtlmain></qtl>


Category: Comunicati Stampa

Historic agreement promotes food security

16 June, 2006

Madrid, Spain
Friday 16 June 2006. For immediate release
[Italiano]

The Governing Body of the International Treaty on Plant Genetic Resources for Food and Agriculture today adopted several decisions that will help the world community to fight global poverty and hunger. Among the most important is the Standard Material Transfer Agreement (SMTA) – a uniform contract that will enable much easier access to the crop biodiversity farmers and scientists need. The agreement should prove simple to operate and will encourage widespread use. It will also encourage the sharing of benefits associated with the use of plant genetic resources.

“This is excellent news,” said Emile Frison, Director General of IPGRI. “It is a clear signal that all parties are ready to rebuild an atmosphere of trust and collaboration that is bound to be good for the future of agriculture, especially in developing countries.”

The seed treaty, as it has become known, creates a multilateral system that enables access to plant genetic resources and also establishes benefit-sharing based on royalties levied on commercial products that use material obtained through the multilateral system. The SMTA sets out the terms that govern access and benefit sharing and will accompany all transfers of genetic materials. With 104 countries having ratified the Treaty, the stage is set for hundreds of thousands of exchanges around the world each year in support of breeding and research to improve agriculture.

Sticking points in the SMTA negotiations were resolved at an all-night session that ended on Friday morning. One major achievement concerns the definition of a product: any variety that incorporates material from the multilateral system. Previous drafts had spoken of genetic thresholds and specific economically valuable traits, both difficult to assess. The simplified definition adopted by the Governing Body will make it easier to use the SMTA and will avoid problems of interpretation.

“The definition broadens the scope of products that will trigger a payment, and because of that and its simplicity the MTA should encourage widespread use of the multilateral system,” Frison said.

The royalty payment has been set at 1.1% of sales. It is mandatory if the product is not available for further breeding and research. Payments are voluntary if the products are not restricted and are available for further use. The funds will be devoted to conservation efforts, mainly in developing countries.

A novel element of the International Treaty is the establishment of a body to protect the interests of the multilateral system as a whole to be considered as Third Party Beneficiary. In cases of alleged misuse of material obtained through the multilateral system this entity will have the right to bring legal actions on behalf of the multilateral system.

Frison, representing the Future Harvest Centres of the Consultative Group on International Agricultural Research, also welcomed the Governing Body’s approval for an agreement with the Centres. Once the Centres sign the agreement all the genetic resources they hold in trust for humanity will be included in the International Treaty.

“Everything is now in place for the Centres to sign agreements with the Governing Body,” Frison said. “I’m sure we all look forward to the boost this will give to the use of biodiversity.”

The Governing Body also recognized the Global Crop Diversity Trust as an essential element of the International Treaty’s funding strategy. Cary Fowler, Executive Director of the Trust, commented: “This reaffirms the Trust’s unique global mandate, and such strong endorsement from the international community will help the Trust to ensure the conservation and availability of plant genetic resources for the benefit of agriculture everywhere”.

For background information on this week's meeting, see:
Seed Treaty essential to meet Millennium Development Goals
Seed Treaty: much more than cash is at stake
Seed Treaty essential for food security
An overview of the Seed Treaty
Seed Treaty: A new era of trust

For further information, contact Jeremy Cherfas,             0039 06 6118 234     


Category: Comunicati Stampa

Baobab to benefit from IPGRI Fellowship

31 May, 2006

Rome, 31 May, 2006
For immediate release
[Italiano]

Achille Ephrem Assogbadjo, a 32 year old forester from Benin, is the winner of this year’s Vavilov Frankel Fellowship, IPGRI’s annual award for young scientists. Assogbadjo will use modern molecular tools and traditional anthropological methods to develop optimal strategies for making best use of the baobab (Adansonia digitata) in West Africa.

Baobab is a familiar tree of dryer areas of Africa, where its swollen trunk and fingered crown punctuate the savannahs. Communities use almost all parts of the tree, and individual trees are often “owned” by particular women. The tree provides food for people and their livestock, shelter, clothing, fibre, medicine and various other resources for hunting, fishing and entertainment. Export markets are also beginning to open up.

These factors combine to put pressure on existing baobab populations. Assogbadjo will use molecular methods to measure the genetic diversity of baobabs from different populations and use that information to ensure that sampling strategies maximize the biodiversity conserved on farms, in the wild and in genebanks. He will also work with local people and NGOs to evaluate a series of different baobabs to see whether they can more fully meet local needs, especially for human food. This in turn may lead to a programme of domestication and improved varieties suitable for specific areas.

“The local people are quite aware of tree to tree variation to a surprising level of detail,” Assogbadjo says. “They know about the fruiting pattern, quality and yield and even disease resistance.” Their knowledge will be invaluable in attempts to select more productive lines.
The Fellowship will be carried out in Benin, Burkina-Faso, Ghana and Senegal. Assogbadjo will also travel to Belgium to work with Professor Patrick van Damme at the University of Ghent. The molecular training he receives there will improve Benin’s ability to carry out this kind of work in future.

The Vavilov Frankel Fellowships programme aims to enable outstanding young scientists from developing countries to carry out research that is relevant and innovative outside of their own countries, thereby contributing to the scientists’ professional development, and to the country’s ability to effectively use and conserve its crop diversity. Since 2004, the Grains Research and Development Corporation (GRDC) of Australia and Pioneer Hi-Bred International Inc., United States, a DuPont company, have been supporting the fellowships (for more information about the background of the fellowship programme, see previous article). The GRDC Fellowship has not been taken up this year.

For further information, contact Cassandra Moore

For further details of the Vavilov-Frankel Fellowships visit the web site. Application forms for 2007 will be available in July 2006.


Category: Comunicati Stampa

Kenyans flock back to traditional leafy vegetables

17 March, 2006

For immediate release.
[Italiano]

Sales of traditional African leafy vegetables at supermarkets in Nairobi have rocketed an astonishing 1100 per cent in the past two years. Informal market sales have increased too, as supermarkets sales have legitimized products long viewed as ‘backward’ by shoppers.

“This is a marvellous result,” said Emile Frison, Director General of IPGRI, who is in Curitiba, Brazil for a meeting of the Convention on Biological Diversity (CBD). Frison will be presenting results from a consultation to inform the CBD’s initiative to make more use of biodiversity for food and nutrition.

“IPGRI launched this project to market and promote African leafy vegetables in 2003,” Frison explained, “but we never dared to dream it would be so successful. It clearly demonstrates that the world really needs to take more notice of agricultural biodiversity in meeting the needs of poor and hungry people.”

Growers around Nairobi, who took part in the project and were trained to produce high-quality food for the supermarkets, have seen their incomes rise up to twenty fold.

“We have monitored 300 farming families,“ said Patrick Maundu, the project coordinator. “The produce they deliver has increased from 31 to 400 tons a month, and demand is still far from being met.”

Family Concern Inc, a Kenyan NGO, promoted traditional vegetables – which people had abandoned because they were seen as backward and difficult to prepare – by working with Uchumi Supermarkets to give shoppers colourful recipe leaflets and information about how traditional vegetables provide better nutrition.

“Since Uchumi started selling traditional vegetables, the three other leading supermarkets in Nairobi have joined in,” Maundu explained.

Mary King’ori, a sales assistant at one of those supermarkets, Tusker Mattress in Buruburu neighbourhood, says that “those in this business are minting money”. Customers prefer the new products too.

Lucy Wanjiru, a 27-year old shopper at Tusker Mattress likes the fact that she can get traditional vegetables there now. “They started stocking traditional leafy vegetables only about a year ago,” she said. “Before that I used to buy my vegetables in the outdoor market.” Wanjiru accepts that she has to pay a bit more. “Prices are a few shillings more here, but I do not mind because I am assured of quality.”

Mary Wangari, another Tusker sales assistant, has her own measure of unmet demand for traditional leafy vegetables. “Often I throw away bunches of kale or cabbage because they have been on the shelves too long. But I never have to throw away the leafy vegetables, because nothing is left of the stock by the time we close in the evening.”

Maundu says that he is seeing “a ripple effect in other cities and the informal markets. Shoppers see these things in the supermarkets and that makes them desirable.” IPGRI and partners are working with farmers to increase the quality of produce in the street markets too.

“This just shows what can be achieved,” Frison said. “Working together with farmers, nutritionists, marketers and others we can help people rediscover the nutritional value of their traditional diets. And the benefits flow to everyone involved. It really is time that policy-makers started to take agricultural biodiversity seriously as a source of good food, higher incomes and better health.”

For further information, contact Jeremy Cherfas,             0039 06 6118 234      


Category: Comunicati Stampa

Diets, diversity and nutrition

26 January, 2006

Rome, Italy
For immediate release
[Italiano]

Put away your supplements and eat some fruit and vegetables. The nutritional and health benefits of a diverse diet are attracting a lot of interest. A Newsweek cover story (Super Nutrients), for example, instructs us to eat a varied diet, rich in fruits and vegetables. IPGRI has long been aware of the value of diversity for improving human nutrition and health, particularly in the developing world.

“Research has shown that most essential nutrient deficiencies can be eliminated by small increases in diversity in the diet” says Emile Frison, Director General of IPGRI. Dr Frison, a Belgian citizen, stresses that “this has important implications for the health and nutrition of people living in the West, but it is even more important for people living in developing countries”.

Supplements can help address specific deficiencies in essential nutrients, but a diet that is diverse offers a more holistic approach to nutrition and health. Buckwheat and finger millet, for example, reduce the risk of heart disease. Other plants contain compounds that can improve the body’s ability to assimilate nutrients and to defend itself against illness. Fenugreek, for instance, contains compounds that help the body to respond to insulin, and leafy vegetables contain antioxidant carotenoids that can prevent damage to cells and tissues.

These findings are particularly significant for poor people in the developing world.

While in the West people have turned to traditional diets for clues to longevity and health, in the urban developing world, people are abandoning locally important foods such as legumes, pulses and cereals – rich in vital nutrients – in favour of refined carbohydrates (wheat, rice and sugar), now cheaper than ever. The result is an increase in heart disease, diabetes and cancer, illnesses usually associated with the affluent west. Adding diversity to the diet can help mitigate these effects.

IPGRI has launched an initiative to improve the health, nutrition and livelihoods of people in the developing world by promoting dietary diversity.


Category: Comunicati Stampa

Guiding Principles for IPGRI work with GMOs approved

26 September, 2005

Cairo, Egypt
For immediate release 26 September 2005

[Italiano]


The Board of Trustees of the International Plant Genetic Resources Institute (IPGRI) last week approved a set of Guiding Principles to govern IPGRIs work on genetically modified organisms (GMOs).

These Guiding Principles are simple and succinct, and they address all the important policy issues, said Tony Gregson, who chairs IPGRIs Board. The trustees are very pleased with them.

The Board was holding its 26th meeting in Cairo at the invitation of Egypts Ministry of Agriculture and Land Reclamation.

The Guiding Principles take note of a position statement adopted by the centres of the Consultative Group on International Agricultural Research (CGIAR).

The Guiding Principles just adopted will enable IPGRI to focus its efforts in the areas where it can do most good, such as the production of global public goods and working with partners to study gene flow from GMOs, said Emile Frison, IPGRIs Director General. They also codify our desire to observe the strict safety regimes and to ensure that socio-economic effects are taken fully into account in our work."

The Guiding Principles are reproduced below and can also be found here.

IPGRI Guiding Principles for Genetically Modified Organisms
The Centres of the CGIAR have collectively developed the Centres Position Statement on Biotechnology and individual Future Harvest Centres have issued guiding principles for specific crop species. The Genetic Resources Policy Committee has also issued Guiding principles for the development of Future Harvest Centres policies to address the possibility of unintentional presence of transgenes in ex situ collections. IPGRI will ensure that the guiding principles and priorities adopted by CGIAR are followed in its work related to genetically modified organisms (GMOs).
The current document sets out principles for IPGRIs own work concerning GMOs.

Principles
GMOs have two distinct roles in agricultural research: as tools, to facilitate discovery, and as outputs with specific benefits. In both, IPGRI will adhere to five primary principles.


  • IPGRI will ensure transparency in all its work related to GMOs.
  • IPGRIs work with GMOs will be designed to produce global public goods.
  • IPGRI will only engage in projects that take into account socio-economic implications, intellectual property rights and environmental and health impacts.
  • IPGRI will only engage in projects that observe the highest standards of safety in the conduct of laboratory and field experiments, meeting national and international legislation and codes of conduct.
  • IPGRI will work with partners to study the impact of potential and actual gene flow from GMOs to local varieties and wild relatives, especially in centres of origin or diversity and as it relates to the use and conservation of agricultural biodiversity.


Ends

For further information, contact Jeremy Cherfas,             0039 06 6118 234      


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Dietary diversity to deliver better nutrition

15 September, 2005

Durban, South Africa
Embargoed until 9.00 am CEST Monday 19 September 2005

[Italian]



The solution to many problems of nutrition, diet and health could be growing in peoples fields and gardens.

That is the message of several presentations at the 18th International Nutrition Congress, taking place in Durban, South Africa from 19 to 23 September. Researchers from the International Plant Genetic Resources Institute (IPGRI) reported on initiatives that seek to tackle the double burden of soaring rates of non-communicable diseases such as diabetes and heart disease usually associated with over-eating and malnutrition diseases caused by a lack of essential micronutrients.

Both have been linked to the consumption of simplified diets, said Dr Francisca Smith, an IPGRI Honorary Fellow. Strategies to address food insecurity, hunger and malnutrition, particularly in developing countries, focus on a few staple crops and neglect traditional food systems. The result is a diet that can be rich in proteins and calories but that nevertheless delivers poor health.

IPGRIs strategy is to mobilize indigenous and traditional crops to deliver a more diverse diet that is more nutritious and healthier. This is based on several pilot studies around the world, which showed the many positive impacts of boosting agricultural biodiversity.


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Celebrating the value of diversity in the Oases of Tunisia

18 May, 2005

Tozeur, Tunisia, 18th May 2005
For immediate release [Italiano]

The Global Environment Facility (GEF) small grants programme, Club UNESCO Tozeur, and the Tunisian Ministry of the Environment and Sustainable Development have organized a national conference on Safeguarding Biodiversity in the Oasis, which will take place in Tozeur, Tunisia, on the 23rd of May. The conference marks the International Day for Biological Diversity.Dr Noureddine Nasr, Regional coordinator of the IPGRI/GEF/UNDP Date Palm project, will participate in the event. Since 2001, Dr Nasr has been working with partners to promote the use and conservation of date palm in the Maghreb region. This conference will provide IPGRI and its partners with a great opportunity to raise awareness about the importance of Tunisias oases as havens for the conservation of biodiversity and as sources of income and well-being for their communities he said.

Biodiversity: Life Insurance for our Changing World
The United Nations proclaimed the 22nd of May as the International Day for Biological Diversity (IBD) to raise awareness of the importance of biodiversity to human security and well-being and of the need to safeguard this precious resource for the benefit of future generations.

IPGRIs contribution to the Date Palm conference is part of the institutions celebrations of the International Day for Biological Diversity.

Learn more about the IBD and find out how you too can celebrate to raise awareness of this important day.

Participants will learn about the activities and results of various GEF sponsored projects to safeguard date palm diversity in oases around Tunisia. The conference will end with a guided tour of date palm project sites around Tozeur. Several high level officials are expected to attend the event, including Mr Nadhir Hamada, Tunisian Minister of Environment and Sustainable Development, Mr Francis Dubois, United Nations Development Programme representative and UN coordinator for Tunisia and Mr Najah Dali, Director of Environment and GEF focal point for Tunisia. Representatives from local NGOs, research and development centres and governmental organizations will also attend. Permalink


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